La ‘politicità’ del giudizio sulle leggi. Tra le origini costituenti e il dibattito giusteorico contemporaneo

25/02/2018 da

Quando nel 1947 si elaborarono gli artt. 134 e ss. Cost. l’attenzione rivolta al giudizio sulle leggi fu decisamente limitata. Si pensò di istituire un controllo destinato a rilevare sporadiche e puntuali illegittimità costituzionali commesse dal legislatore – senza avere granché peso nella vita istituzionale e politica del paese – e, invece, si è assistito a uno straordinario sviluppo che ha posto la giustizia costituzionale in un ruolo assolutamente rilevante sia tra gli studiosi che nel funzionamento delle istituzioni. Ebbene, le ragioni di questa fortuna – e al tempo stesso il ‘filo rosso’ che in questo libro tiene unite ‘storia’ e ‘teoria’ – stanno nella scarsa consapevolezza teorica, da parte dei costituenti, della ‘politicità’ insita nel sindacato di costituzionalità della legge. È proprio questa lacuna ad aver dischiuso alla Corte Costituzionale uno spazio all’interno del quale essa ha (quasi) indisturbata-mente costruito il proprio successo; ed è per questo motivo che si è andati alla ricerca, in taluni rappresentanti della filosofia giuridica contemporanea – L. Ferrajoli; J. Habermas; R. Alexy; C.S. Nino; G. Zagrebelsky -, di interpreti disposti ad accettare questo ‘debito’ teorico lasciato dai costituenti e a dare una possibile risposta al problema della ‘politicità’ del giudizio sulle leggi.

 

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Editore: Giappichelli, Torino

Autore: Giovanni Bisogni

ISBN  978•88•9211203•2

N. Pagine XIV-266

Anno Pubbl. 2017

 

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